CERT-AGID: otto campagne malevole su dieci verso l'Italia
Nella settimana dal 17 al 23 ottobre il CERT-AGID ha analizzato 202 campagne malevole. Di queste, 162 avevano obiettivi italiani, ossia otto su dieci.
La sintesi riepilogativa è pubblicata sul sito del CERT-AGID con data 23 ottobre. Nella stessa settimana il CERT-AGID ha distribuito agli enti accreditati 1.460 indicatori di compromissione. Sono elementi tecnici come domini, indirizzi e impronte dei file, che permettono di riconoscere una campagna già osservata.
Il numero delle campagne varia di settimana in settimana. La proporzione, invece, è il dato che leggo con più attenzione. Quando una campagna è scritta per un destinatario italiano, usa la sua lingua, i nomi degli enti che conosce e le scadenze che si aspetta. In questi casi il controllo più debole è la familiarità del messaggio, prima ancora della tecnica.
Gli indicatori di compromissione hanno un limite pratico. Proteggono soltanto se qualcuno li carica nei sistemi che filtrano la posta e il traffico, e se lo fa con una cadenza vicina a quella con cui vengono pubblicati. In genere i domini di una campagna di phishing restano attivi per pochi giorni e poi vengono sostituiti, quindi un indicatore caricato con settimane di ritardo blocca un attacco già concluso.
Per le organizzazioni la conseguenza è diversa a seconda della posizione. Un ente accreditato riceve il flusso, e la questione è chi lo prende in carico e in quanto tempo lo rende operativo. Un'azienda privata il flusso non lo riceve, ma la sintesi settimanale resta pubblica e mostra quali temi stanno circolando in Italia in quel momento. È un'informazione che, letta con regolarità, permette di tenere aggiornati gli esempi usati nella formazione del personale, che altrimenti invecchiano rapidamente.
Nella vostra organizzazione qualcuno legge queste sintesi, e che cosa cambia dopo averle lette?